Spesso le cronache ci raccontano di rapine o furti che terminano con la uccisione degli aggressori da parte degli aggrediti. In particolare, destano allarme sociale questi episodi quando avvengono in abitazioni private o in negozi/botteghe di piccoli commercianti. E puntualmente ci si domanda, ma in questi casi si può sparare o addirittura uccidere il ladro ed essere prosciolti per legittima difesa?
Ovviamente dipende da come si verificano i fatti. Ma andiamo per ordine.

Quante condanne?
Innanzitutto, se si guarda ai dati statistici forniti dal ministero della giustizia relativi a queste ipotesi, casi di soggetti a cui non viene riconosciuta la legittima difesa e che son stati condannati perché si son difesi in casa/in negozio da aggressioni esterne, sono pressoché quasi assenti.
Sparare alle spalle il ladro in fuga
Nelle pochissime ipotesi in cui non viene riconosciuta la legittima difesa e quindi vi sono delle condanne per eccesso colposo di legittima difesa o addirittura per omicidio volontario, parliamo di soggetti che sparano alle spalle del ladro che fugge o comunque di casi in cui il pericolo per l’incolumità della persona che subisce il reato è ormai ampiamente scampato.
Il confronto tra la vita e i beni materiali
In queste ultime ipotesi, infatti, non può riconoscersi la legittima difesa, perché nella scala dei valori della nostra Costituzione il bene della vita prevale sempre sui beni patrimoniali. In pratica viene riconosciuta la legittima difesa quando la reazione che ha cagionato la morte dell’aggressore sia giustificata dal pericolo per la vita dell’aggredito; non verrà riconosciuta la legittima difesa, invece, se al momento della reazione che cagiona la morte dell’aggressore è in pericolo “soltanto” il bene rapinato/rubato.
